Pescosolido Dr. Dario

Medico Chirurgo
Specialista in Ostetricia e Ginecologia
Specialista in Endocrinologia

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Discussione sulla depressione post-partum

Depressione post partum

Qual è l’incidenza reale della depressione post partum?

Bisogna innanzitutto fare un distinguo, per evitare di spaventare ulteriormente le neo-mamme.

Manifestazioni del tipo crisi di pianto apparentemente non motivate, variazioni del tono dell’umore, irritabilità, ansia, difficoltà a prendere sonno, inappetenza o fame eccessiva, sensazione di  inadeguatezza, sono derivanti dal fatto di trovarsi a ricoprire un ruolo nuovo. Sono fenomeni tutto sommato normali, in quanto la neo-mamma si trova a gestire una nuova persona che non conosce e con cui deve imparare a comunicare e a relazionarsi. La lunga attesa della gestazione, lo stress psicofisico del parto, l’alterato ritmo sonno-veglia, la diversa situazione familiare fanno sì che si crei un cambiamento su tanti livelli, che la neomamma deve riconoscere per potervisi adattare.

 

Allora è questa la depressione post-partum?

No, questa è ciò che si definisce “ baby blues”, cioè un disturbo piuttosto diffuso che di solito esordisce dopo il parto. Questo insieme di sintomi e comportamenti può anche presentarsi in modo intermittente, ma di solito si risolve tutt’al più nell’arco di un paio di settimane, senza necessità di alcun trattamento.

 

Quante donne soffrono di “ baby blues”,?

Circa il 70% delle puerpere, ma è importante che queste siano a conoscenza del fatto che si tratta di una condizione transitoria, più che altro di natura reattiva.

 

Cosa si può fare per alleviare il disturbo e favorirne la risoluzione?

Può essere molto utile, ad esempio, limitare i visitatori nei giorni successivi al rientro a casa dopo il parto, dormire nelle stesse ore in cui dorme il neonato, seguire una dieta adeguata, evitando gli eccessi alimentari, mantenere contatti supportanti con amici e familiari, consolidare il rapporto e la vicinanza con il partner, ricreando con quest’ultimo una giusta sfera di intimità. E’ anche fondamentale che la neomamma mantenga un atteggiamento realistico nei confronti di se stessa e del bambino, con la consapevolezza che quella che sta vivendo è una situazione che, pur tra alti e bassi, si esaurirà nell’arco di pochi giorni.

 

E il partner, può essere di aiuto?

Il partner svolge come sempre un ruolo fondamentale, e in questo senso è importante che sia consapevole che ciò che sta succedendo alla sua compagna sta accadendo, anche se con modalità differenti, in prima persona anche a lui.

 

 

 

Nello specifico allora che cosa può fare?

In primo luogo essere informato che questi fenomeni possono accadere, ridimensionando le sue aspettative rispetto ad una capacità di reazione immediata della sua compagna. Deve offrire supporto affettivo e pratico, sostituendosi nello svolgimento di alcune mansioni, sapendo che può essere addirittura intercambiabile in alcuni momenti. Non è certo disdicevole vedere un papà cambiare un pannolino!

 

Questa è la baby blues. Ma allora la vera e propria depressione post-partum che cos’è?

E’ qualcosa di più complesso, che può anche sfociare in una psicosi post-partum E’ un argomento che però ha bisogno di una maggiore e più articolata puntualizzazione. La vera e propria Depressione post-partum presenta sintomi molto simili alla “baby blue syndrome” ma l’intensità è molto più marcata. Si manifesta con la difficoltà della puerpera a svolgere le solite occupazioni, siano esse inerenti alla conduzione della casa ed al proprio lavoro, siano esse quelle inerenti la gestione del neonato. Non è raro, ad esempio, il timore di nuocere al bambino nell’accudirlo o la paura di rimanere sola in casa nell’eventualità di un suo disturbo. La paura di non essere in grado di fare ciò che si dovrebbe saper fare è tutto sommato abbastanza comprensibile: il timore di sbagliare è normale, ma il panico è indubbiamente indice di un certo disagio psichico,

Tra le cause predisponesti non c’è necessariamente solo quella di essere per la prima volta madre, perché può colpire anche donne già madri in precedenza.

Altre cause favorenti possono essere la  solitudine (ragazze madri o vedove), un cambio di residenza, un evento morboso o luttuoso in famiglia.

Anche la trasformazione del proprio fisico, la perdita della libertà di movimento  e di gestione della propria vita, i ritmi di allattamento con la diminuzione delle ore di sonno possono contribuire all’insorgere della malattia.

Ma certo non si può trascurare, tra le cause più importanti, una depressione preesistente o una tendenza alla stessa non ancora manifestatasi.

L’esordio di questo disturbo può seguire una “baby blues”, di cui si è già accennato, magari trascurata, ma può verificarsi subdolamente anche 2 o 4 mesi dopo il parto.

Non si deve, però, dimenticare che esistono anche cause di natura ormonale. Dopo il parto si nota un calo degli Ormoni sessuali, Tiroidei ed una variazione notevole dei neurotrasmettitori (Serotonina, Adrenalina…).

Se la “Baby Blues” non necessita di alcuna terapia se non di molta pazienza e di molta comprensione (anche da parte dell’entourage familiare), la Depressione post-partum, quando riconosciuta, va trattata da uno Psicologo e, se necessario, da uno Psichiatra, qualora siano indispensabili terapie farmacologiche. Tali farmaci (ansiolitici e/o antidepressivi) sono controindicati durante l’allattamento e quindi questo va necessariamente sospeso. Ciò va fatto con molta attenzione, perché il passaggio all’allattamento artificiale potrebbe suscitare anche sensi di colpa nella donna o addirittura aumentali se già presenti.

Dr Dario Pescosolido

Gli adolescenti e la contraccezione

Contraccezione

Qualcosa è decisamente cambiato nel rapporto genitori/figli da alcuni anni. Non soltanto in negativo, per fortuna.

Fino a pochi decenni fa, parlare di sesso con i figli era decisamente sconveniente. Se proprio una madre si sentiva di dovere di adempiere all’ingrato compito (non il padre, che tornava la sera, stanco e poco propenso ad imbarazzanti chiacchierate), era tutta un’esposizione di metafore, dall’ape ed il fiore, al vitellino e alla capretta per chi viveva in campagna.

I bambini, talvolta, si arrangiavano da soli tra loro, con quelli più grandi, aiutandosi con qualche rivista pornografica su cui avevano già “studiato” i loro fratelli anni addietro.

Le mamme ed i papà di oggi, invece, memori delle difficoltà patite dai loro genitori, affrontano le problematiche sessuali dei figli con un piglio decisamente più moderno.

Talvolta, purtroppo, si “imbarcano” in spiegazioni complesse da cui non uscirebbero fuori se non fosse per i figli che, forti delle nozioni apprese sul Web, sono in grado (loro sì!) di districarsene con disinvoltura.

Ma, a parte gli scherzi, il vero passo in avanti dei genitori di oggi è lo spiegare ai figli non solo il sesso, ma come evitare le gravidanze indesiderate.

Sempre più spesso succede, infatti, che il ginecologo riceva nel suo studio una madre che accompagna la figlia adolescente per parlare di contraccezione, per valutare quale possa essere il metodo contraccettivo più indicato o se la”Pillola” che lei stessa prende può essere prescritta anche alla figlia.

E’ molto importante che la ragazza non si adagi su di una contraccezione “fai da te”, che non le sia sufficiente il consiglio dell’amica, che a sua volta l’ha recepito da un’altra adolescente, e così via.

Oggi i metodi sono vari, dai profilattici ai Diaframma alle numerose Pillole Estro-Progestiniche in commercio. E’ opportuno fare dei distinguo caso per caso e, soprattutto, non considerare la “Pillola del giorno dopo” un vero e proprio contraccettivo utilizzabile con facilità.

 

Dr. Dario Pescosolido

La contraccezione ormonale

Contraccezione ormonale

La Contraccezione ormonale viene praticata mediante l’uso della cosiddetta “Pillola”. Con questo termine si intende un farmaco che contiene due ormoni sintetizzati in Laboratorio ma simili a quelli prodotti naturalmente dalle ovaie: un Estrogeno (che può essere di vari tipi) ed il Progesterone.

Il metodo della Pillola contraccettiva nasce nei primi anni ’50 da un’idea del Dr. Gregory Pincus. Le ovaie, stimolate dalla ghiandola Ipofisi, producono degli ormoni e, in un momento ben preciso, la cellula-uovo. Se si somministrano alla donna quegli stessi ormoni, ma prodotti sinteticamente, si ottiene il blocco completo dell’attività ovarica. In questo modo si ottiene un duplice effetto: evitare una gravidanza indesiderata (bloccando l’ovulazione) e mantenere un livello sufficiente di ormoni femminili nel sangue.

In più di mezzo secolo sono cambiati i dosaggi delle varie formulazioni farmaceutiche della “Pillola”, cercando di ottenere la massima efficacia dei due effetti precedentemente descritti con il minimo dosaggio possibile. Certe composizioni farmaceutiche che andavano per la maggiore non più di vent’anni fa oggi fanno sorridere.

Come si prende la “Pillola”?

Dopo essersi sottoposte agli accertamenti necessari, quali una visita ginecologica ed il controllo di alcuni esami ematochimici (glicemia, azotemia, prove di funzionalità epatica, etc…), si inizia a prendere il farmaco dal primo giorno della mestruazione. La confezione è costituita da un Blister, un rettangolino di plastica argentata che rende visibili 21 pillole dentro un alloggiamento. Questo alloggiamento è trasparente sul davanti e nel retro presenta i giorni della settimana. Essendo 21 le pillole, avremo tre settimane complete di trattamento, un giorno dopo l’altro.

Se si inizia a prendere la prima pillola, poniamo, di mercoledì, seguiremo la sequenza e completeremo le tre settimane il terzo martedì. Si dovrà seguire uno stop di una settimana, durante la quale comparirà un flusso mestruale, e si inizierà una nuova confezione il mercoledì successivo.

In conclusione, se consideriamo i 28 giorni di un ciclo femminile (che è fatto di quattro settimane), avremo tre settimane di assunzione del farmaco ed una di stop.

La Pillola va presa quotidianamente più o meno alla stessa ora , generalmente di sera, prima di coricarsi.

Ci si domanda spesso perché la Pillola e contenuta in blister e non, ad esempio, in una boccetta. La risposta è molto semplice ma altrettanto importante: la Pillola va assunta con la massima regolarità, senza mai dimenticarsene. Se si avesse il dubbio di averla dimenticata il giorno prima, si dovrebbe rovesciare il contenuto della boccetta e contare tutte le pillole, cercando di ricordarsi quando fosse stato il primo giorno. Con il blister, invece, ogni pillola, sul retro ha il nome della settimana ed è, quindi, facile controllarne l’assunzione.

E se c’è stata una dimenticanza? Se non si è presa la pillola della sera prima? Va presa subito quella del giorno prima, al momento di essersene resi conto. Se non sono passate più di 12 ore di “vuoto” il trattamento è ancora sicuro. Altrimenti, è opportuno, nel prosieguo del mese, utilizzare altri trattamenti contraccettivi. La sera va, comunque, presa quella odierna, anche insieme a quella eventualmente dimenticata.

E’ opportuno tenere sempre a mente, come regola generale, che, nel dubbio, “ è sempre meglio prenderne una in più che una in meno”.

 

Dr. Dario Pescosolido

La menopausa

Menopausa

Quando una donna, superati i quarant’anni, ha un problema mestruale, sia esso un ritardo o un anticipo o, ancora, un flusso abbondante o più scarso del solito, la domanda che si pone, e con terrore, è sempre la stessa: ” Sarà la Menopausa?”.

La prima consultazione sull’età in cui questa sopraggiunge avviene in ambito parentale femminile ristretto: mamma, sorelle, al più cugine di primo grado. Per quanto riguarda le amiche, meglio aspettare, per non scoprire troppo facilmente le proprie carte.

Ottenute risposte necessariamente contraddittorie e poco predittive, si passa con urgenza al secondo stadio di informazione: il Ginecologo.

Compito di quest’ultimo è formulare una diagnosi: valutare, cioè, se si è in presenza di un quadro patologico oppure si è nell’ambito dei primi segnali di una incipiente menopausa.

Questo “bivio diagnostico” è importante perché la Menopausa non è una malattia. Letteralmente significa “ cessazione dei cicli mestruali o Amenorrea definitiva”, mentre per Climaterio si intende “tutto il periodo, molto più vasto, che va dall’inizio di questi sintomi fino alla cessazione definitiva delle mestruazioni e dei disturbi che la accompagnano”.

Come il Menarca, che con l’arrivo delle prime mestruazioni segna l’inizio dell’età riproduttiva, la Menopausa rappresenta la fine del periodo fertile della donna.

Compare inizialmente con dei ritardi mestruali, i cosiddetti “salti”, perlopiù sporadici, talvolta accompagnati da qualche vampata di calore, cambiamenti repentini di umore, insonnia. Per alcuni mesi i flussi possono anche tornare regolari, con la scomparsa della sintomatologia ma, prima o poi, i ritardi si faranno più lunghi e tenderanno ad essere definitivi.

L a Diagnosi più corretta di Climaterio sarà fatta proprio dalla donna, osservando da sé l’andamento dei cicli mestruali ed i disturbi che accompagnano i ritardi. Saranno inutili, infatti, i dosaggi ormonali, in quanto avranno valori alti nei periodi di Amenorrea e valori normali quando anche i cicli fossero normali. Inoltre, gli stessi ormoni non avranno neanche un significato predittivo, se dosati precocemente.

Il compito precipuo del Ginecologo di fronte ad un quadro Climaterico sarà quello di aiutare la donna (non necesariamente “paziente”) a considerarsi in un momento della propria vita, un momento fisiologico attraverso il quale obbligatoriamente passare. Come quando l’arrivo delle prime mestruazioni causarono un trauma che segnava il passaggio dall’infanzia all’adolescenza (con le speranze, i palpiti ed anche con le ansie che questo comportava), così la Menopausa significa la fine del periodo fecondo, la fine delle possibilità (o “la fine del pericolo?”) di rimanere gravide.

A guardarlo con occhi attenti, un bicchiere pieno a metà può apparire mezzo vuoto, ma può sembrare anche mezzo pieno!

 

Dr. Dario Pescosolido

Infezioni vaginali

Infezioni vaginali

Con l’arrivo dell’estate si fanno più frequenti le infezioni vaginali. Queste sono causate da uno o più agenti infettivi di diverso genere.

In condizioni normali, la vagina già ospita al suo interno certi microrganismi non patogeni (innocui, non causanti infezione) o solo potenzialmente patogeni ma normalmente non attivi in tal senso. Tra questi, il Lactobacillus acidophilus, comunemente detto lattobacillo, batterio molto importante nel regolare il grado di acidità vaginale (normalmente il pH è intorno a 4.0) nonché l'entità della restante flora microbica, lo Staphylococcus epidermidis, lo Streptococchi di varie specie, l’ Escherichia coli (tipico batterio a provenienza intestinale), la Candida albicans, un fungo (o meglio un lievito) presente nella vagina del 25% delle donne asintomatiche.

Quando i patogeni intervengono in quantità elevata o quando intercorrono malattie (diabete, malattie generali debilitanti) o terapie (antibiotici, immunosoppressori) che alterano l'equilibrio dell'ambiente vaginale, insorge un'infezione sostenuta da uno o più agenti.

I sintomi più frequenti sono il prurito, le perdite vaginali abbondanti e spesso maleodoranti, la difficoltà nei rapporti sessuali ( dispareunia), senso di bruciore.

Il primo passo diagnostico è la visita ginecologica, con la quale si accerta la obbiettività dei sintomi lamentati dalla paziente. E’ utile per valutare, mediante l’applicazione dello speculum, l’aspetto della mucosa vaginale, la quantità ed il colore delle perdite (cremose, giallastre, giallo-verdastre, biancastre).

Il secondo passo necessario consiste nel prelievo del materiale individuato mediante un tampone successivamente immerso in un terreno di coltura. Questo è un momento diagnostico imprescindibile in quanto va isolato il germe interessato per poter indirizzare correttamente la terapia. In alcuni casi, poi, il trattamento terapeutico andrà applicato anche al partner

 

Ma cosa si può fare per prevenire queste infezioni?

- Eseguire una corretta igiene intima, utilizzando saponi a pH fisiologico, cioè simile a quello delle mucose (pH 4 o 5) ed evitare quelli troppo aggressivi, che possono alterare l’acidità vaginale e il corretto equilibrio della flora batterica. Non abusare di deodoranti intimi e lavande interne, queste ultime da utilizzare solo dietro consiglio del ginecologo.

- Evitare indumenti eccessivamente stretti e aderenti (pantaloni, slip, body) che possano provocare il continuo sfregamento dell’indumento contro le parti intime .
- Favorire la normale traspirazione della pelle ed evitare un ambiente caldo-umido che favorisca la proliferazione dei germi.
- Limitare l’utilizzo dei salvaslip, perché creano un ambiente caldo-umido ideale per lo sviluppo dei germi; durante le mestruazioni cambiare spesso l’assorbente, soprattutto se interno.

- Quando ci si sottopone a una terapia a base di antibiotici, soprattutto se si contraggono facilmente infezioni micotiche (funghi), è necessario prevenire tale disturbo utilizzando contemporaneamente, per qualche giorno, ovuli vaginali atti a combattere l’infezione o fermenti lattici locali (esistono terapie topiche contenenti i lattobacilli), per aumentare le difese naturali dell’organismo.
- Usare solo il proprio asciugamano personale, anche in famiglia.
Nei bagni pubblici utilizzare un copriasse o proteggere l’asse del water con carta igienica. In piscina non sedersi sui bordi della vasca.
- Non trascurare sintomi anche leggeri, quali bruciore, prurito e perdite maleodoranti: consultare tempestivamente il medico, poiché un’infezione

curata subito si risolve facilmente.
- Utilizzare sempre il preservativo nei rapporti sessuali occasionali.
- Seguire una dieta varia ed equilibrata, ricca di frutta e verdura, per garantire l’efficacia del sistema immunitario, il sistema naturale di difesa dalle infezioni.

 

Dr. Dario Pescosolido

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